martedì 16 giugno 2026

RECENSIONE

 


GIOVANI IN GUERRA

Rosa Elisa Giangoia

    Significativo elemento d’interesse del romanzo di Chiara Persico La speranza che ho di ritornare. La guerra dei Gualco è il presentare elementi di sintonia e di contrappunto con i Malavoglia del Verga. Sono passati quasi ottant’anni tra l’ambientazione del romanzo verghiano e quello della giovane scrittrice genovese, ma il fulcro della narrazione è per entrambi una famiglia con diversi figli, in cui i maschi vengono ad uno ad uno chiamati alle armi. Una situazione sentita in entrambi i casi come una vessazione, un dovere nei confronti dello Stato a cui si assolve senza nessun entusiasmo e con tanto dispiacere per dover lasciare il lavoro, abbandonare la famiglia con i suoi legami d’affetto e i nascenti amori giovanili, con il timore della guerra che domina su tutto.

    I Malavoglia sono pescatori che tentano la fortuna con il commercio e trovano la rovina, penalizzati anche dai negativi modelli di vita e dalle fuorvianti suggestioni che ’Ntoni acquisisce dal servizio militare. Dopo di lui sarà arruolato Luca per combattere nella Terza guerra d’indipendenza che gli ruberà la vita nella battaglia di Lissa.
    I Gualco, pur vivendo a Genova nel quartiere della Foce, tradizionalmente marinaio, sono ormai passati a lavorare nell’industria siderurgica dell’Ansaldo che sta trasformando Genova da città di commerci marittimi a terzo polo industriale italiano. I tre fratelli più grandi, Carlo, Erminio e Armando, sono costretti, appena ventenni, a partire per combattere nella Seconda guerra mondiale. A casa rimangono i genitori, Ernesto e Giovanna, e il fratello più piccolo, Natalino, nonno dell’autrice. Tra di loro si scambiano molte lettere, per la precisione 132, che Chiara Persico ha ritrovato e su cui ha lavorato, tra verisimiglianza e verità, per ricostruire gli anni difficili dal 1940 al 1943, di questa famiglia nel tragico turbine della guerra che travaglia i giovani al fronte, con gli spostamenti, le fatiche e i rischi della vita militare, e gli altri che sono rimasti a casa con le privazioni e le paure dei bombardamenti.
    Quello che emerge è un grande affresco di vita quotidiana soprattutto di persone che trascorrono le loro difficili giornate nel “casone” di via Cecchi a Genova, quel “casone giallo” che, dopo la guerra, sarà demolito in quanto ostacolo al nuovo percorso della via, con puntate a Boccadasse, ancora borgo di pescatori, nel tragico turbinio degli eventi bellici, con i bombardamenti e le fughe nei rifugi antiaerei, ma sempre con il pensiero ai loro cari sotto le armi, tra ansie e paure. Sono persone forti che, pur nelle difficoltà, trovano coraggio, sanno farsi animo, conservando la loro umanità, ancorandosi agli affetti e alla speranza di poter ritrovare una normalità che consenta di riprendere una vita serena. A maturare nei giovani al fronte è la consapevolezza della disorganizzazione dell’esercito e dell’inutilità della guerra che aveva già trovato fecondi semi nei volantini e negli scambi di opinioni nei giorni di lavoro in fabbrica.
    Luca dei Malavoglia muore nella battaglia di Lissa, una pesante sconfitta navale per l’Italia che, però, nei trattati di pace avrà il Veneto, il Friuli e altre terre. Anche Carlo, il maggiore dei Gualco, imbarcato sul sommergibile Velella, perisce quando questo “scompare negli abissi”, “silurato dall’inglese Shakespeare”. “È l’ultimo sommergibile ad essere affondato dagli Alleati nel Mediterraneo”, proprio l’8 settembre, per la mancata comunicazione dell’armistizio. Carlo con i suoi compagni “tocca terra a centotrentasette metri di profondità” e lì rimangono ancora ora, imprigionati nel sommergibile, a largo di Punta Licosa, senza riconoscimenti del loro sacrificio. Solo nel 2025 è stata lanciata dall’Associazione Salerno 1943 una petizione per il riconoscimento del Velella quale sacrario militare subacqueo per ricordare le vittime e promuovere attività commemorative.
    Questo romanzo, come quello del Verga, porta a riflettere sulla negatività della guerra, come costrizione che nella storia ha troppo spesso privato gli individui della libertà negli anni più belli della loro vita, portandone tanti alla morte, quasi sempre senza una necessità o utilità per il popolo, più spesso per le mire espansionistiche e di prestigio personale di chi ha in mano le leve del potere, ammantando i dolori, i sacrifici, i pericoli e le morti in un inutile alone di gloria.


Chiara PERSICO, La speranza che ho di ritornare. La guerra dei Gualco, Bari – Roma, Il Piroscafo Edizioni, 2025, pp. 300, € 19,00.



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