mercoledì 24 giugno 2026

RECENSIONE

DONNE E UOMINI NELLA BUFERA
Rosa Elisa Giangoia
Il romanzo Le radici del mirto ricompare in una nuova edizione dopo sette anni dalla sua prima pubblicazione, ripreso da una diversa casa editrice, il che conferma la forza e la validità di questa narrazione ambientata negli anni dal 1935 al 1945, quelli peggiori del Fascismo e quelli durissimi della Seconda guerra mondiale e della Resistenza al nazifascismo, intrecciando vicende parallele di personaggi diversi in quattro città, Genova, Parma, Milano e Firenze, all’inizio apparentemente lontane, ma che sempre più, per l’abilità narratologica dell’autrice, troveranno motivazioni e giustificazioni. Il titolo allude al nome di fantasia in cui si trova la casa che di fatto costituisce il punto nodale di tutta la storia, anche se a Genova non esiste una salita, o meglio una creuza, con questo nome, ma il riferimento alla pianta del mirto allude alle sue tradizionali virtù magiche e soprattutto all’ancestrale legame di questo arbusto alle figure femminili, di fatto protagoniste di tutte le vicende narrate. In realtà il protagonista che determina gli avvenimenti è Jean, un intellettuale genovese antifascista di origini ebraiche, costretto per queste ragioni ad abbandonare la carriera universitaria, trasferirsi a Milano e accontentarsi di portare avanti l’attività commerciale della sua famiglia. Questo personaggio riprende, nei suoi aspetti salienti, quello del nonno dell’autrice, di cui lei ha sempre sentito parlare con reticenza e solo a grandi linee nell’ambito della sua famiglia materna, come di tutte le altre figure che entrano in questa storia, per cui ha lavorato con ricerche e grande abilità nel riempire i vuoti del passato con la verisimiglianza, sostenuta dall’empatica sensibilità nei confronti dei caratteri psicologici dei personaggi e dalla capacità di creare le loro individuali sfere emotive e sentimentali. Jean deve coinvolgere nelle sue sventure la famiglia, costituita dalla moglie Ernesta e dalla due giovani figlie, Ale a Mari, sempre docilmente disponibili ad adattarsi alle sue necessità e ai suoi piani, anche se a loro non vengono mai pienamente chiariti, per cui non sempre si rendono conto dei problemi, talvolta drammatici, e dei pericoli che lui sta vivendo e che possono coinvolgere anche loro, come avviene quando la figlia minore è vittima, per odio razziale e politico, di una violenza sessuale da parte di un insospettabile e ambiguo padre di una sua compagna di scuola. Di qui la necessità per la famiglia di trasferirsi a Firenze. Intanto a Parma iniziano le vicende di Norma, una giovane e bella sartina che fugge dal suo paese di provincia per intraprendere la sua professione nel capoluogo, sperando in un lavoro più remunerativo e in una vita più soddisfacente. Purtroppo viene coinvolta dal fidanzato senza scrupoli in una tresca con un giovane della ricca borghesia parmense che l’abbandona quando lei rimane incinta. Dopo una sofferta gravidanza si trova costretta a prostituirsi, prima in case della sua regione per poi approdare a Genova. Intanto a Genova si snoda la vicenda di Perla, un’affascinante ereditiera genovese, coinvolta anche lei in complesse e dolorose vicende, finché tutto giunge a conclusione proprio nella Casa del Mirto, dove entrambe si ritrovano casualmente a vivere e dove è rimasta l’anziana domestica Colomba a custodire e a vigilare sugli eventi di chi lì ha vissuto i difficili giorni soprattutto degli ultimi anni, e dove Jean e la sua famiglia possono ritornare per riprendere la loro vita nei tempi difficili, ma pieni di speranze, del dopoguerra. Questo romanzo, di grande spessore umano oltre che storico, è, quindi, un affresco variegato di un decennio cruciale dell’Italia del secolo scorso in cui a dominare è stato prevalentemente il male, pur sovente rischiarato da luci di speranza che contribuiscono a infondere nei personaggi la forza di lottare contro gli eventi negativi. L’attenzione dell’autrice si è rivolta a molte figure di varia umanità per ceto sociale, cultura, temperamento e carattere: uomini e donne nel turbine di quegli anni, donne vincolate dai condizionamenti sociali e di mentalità proprî di quel tempo, uomini molto diversi: alcuni meschini e vittime di un’errata percezione della loro posizione nella società, altri, in particolare Jean, apprezzabili per la loro coerenza e per le loro qualità umane. Tutto questo viene narrato con una grande fluidità di scrittura che contribuisce, insieme all’impianto dell’intrecciarsi delle vicende, a rendere molto attraente la lettura. M.G. Marion CORRADI, Le radici del mirto, Noceto (PR), Massimo Soncini Editore, 2026, pp. 373, € 16,00.

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