IL GATTO CERTOSINO è un'Associazione Culturale attiva a Genova dal 2009 che si occupa prevalentemente di letteratura e che ha come obiettivo la promozione della lettura. Il nome è un omaggio ai tanti gatti certosini che nel corso dei secoli hanno tenuto libere dai topi le biblioteche dei monaci certosini e di tanti altri amanti dei libri e della lettura, impedendo che molti codici, documenti e libri andassero persi. Blog precedente: https://ilgattocertosino.wordpress.com
mercoledì 24 giugno 2026
RECENSIONE
DONNE E UOMINI NELLA BUFERA
Rosa Elisa Giangoia
Il romanzo Le radici del mirto ricompare in una nuova edizione dopo sette anni dalla sua prima pubblicazione,
ripreso da una diversa casa editrice, il che conferma la forza e la validità di
questa narrazione ambientata negli anni dal 1935 al 1945, quelli peggiori del
Fascismo e quelli durissimi della Seconda guerra mondiale e della Resistenza al
nazifascismo, intrecciando vicende parallele di personaggi diversi in quattro
città, Genova, Parma, Milano e Firenze, all’inizio apparentemente lontane, ma
che sempre più, per l’abilità narratologica dell’autrice, troveranno motivazioni
e giustificazioni. Il titolo allude al nome di fantasia in cui si trova la casa
che di fatto costituisce il punto nodale di tutta la storia, anche se a Genova
non esiste una salita, o meglio una creuza, con questo nome, ma il riferimento
alla pianta del mirto allude alle sue tradizionali virtù magiche e soprattutto
all’ancestrale legame di questo arbusto alle figure femminili, di fatto
protagoniste di tutte le vicende narrate. In realtà il protagonista che
determina gli avvenimenti è Jean, un intellettuale genovese antifascista di
origini ebraiche, costretto per queste ragioni ad abbandonare la carriera
universitaria, trasferirsi a Milano e accontentarsi di portare avanti l’attività
commerciale della sua famiglia. Questo personaggio riprende, nei suoi aspetti
salienti, quello del nonno dell’autrice, di cui lei ha sempre sentito parlare
con reticenza e solo a grandi linee nell’ambito della sua famiglia materna, come
di tutte le altre figure che entrano in questa storia, per cui ha lavorato con
ricerche e grande abilità nel riempire i vuoti del passato con la
verisimiglianza, sostenuta dall’empatica sensibilità nei confronti dei caratteri
psicologici dei personaggi e dalla capacità di creare le loro individuali sfere
emotive e sentimentali. Jean deve coinvolgere nelle sue sventure la famiglia,
costituita dalla moglie Ernesta e dalla due giovani figlie, Ale a Mari, sempre
docilmente disponibili ad adattarsi alle sue necessità e ai suoi piani, anche se
a loro non vengono mai pienamente chiariti, per cui non sempre si rendono conto
dei problemi, talvolta drammatici, e dei pericoli che lui sta vivendo e che
possono coinvolgere anche loro, come avviene quando la figlia minore è vittima,
per odio razziale e politico, di una violenza sessuale da parte di un
insospettabile e ambiguo padre di una sua compagna di scuola. Di qui la
necessità per la famiglia di trasferirsi a Firenze. Intanto a Parma iniziano le
vicende di Norma, una giovane e bella sartina che fugge dal suo paese di
provincia per intraprendere la sua professione nel capoluogo, sperando in un
lavoro più remunerativo e in una vita più soddisfacente. Purtroppo viene
coinvolta dal fidanzato senza scrupoli in una tresca con un giovane della ricca
borghesia parmense che l’abbandona quando lei rimane incinta. Dopo una sofferta
gravidanza si trova costretta a prostituirsi, prima in case della sua regione
per poi approdare a Genova. Intanto a Genova si snoda la vicenda di Perla,
un’affascinante ereditiera genovese, coinvolta anche lei in complesse e dolorose
vicende, finché tutto giunge a conclusione proprio nella Casa del Mirto, dove
entrambe si ritrovano casualmente a vivere e dove è rimasta l’anziana domestica
Colomba a custodire e a vigilare sugli eventi di chi lì ha vissuto i difficili
giorni soprattutto degli ultimi anni, e dove Jean e la sua famiglia possono
ritornare per riprendere la loro vita nei tempi difficili, ma pieni di speranze,
del dopoguerra. Questo romanzo, di grande spessore umano oltre che storico, è,
quindi, un affresco variegato di un decennio cruciale dell’Italia del secolo
scorso in cui a dominare è stato prevalentemente il male, pur sovente
rischiarato da luci di speranza che contribuiscono a infondere nei personaggi la
forza di lottare contro gli eventi negativi. L’attenzione dell’autrice si è
rivolta a molte figure di varia umanità per ceto sociale, cultura, temperamento
e carattere: uomini e donne nel turbine di quegli anni, donne vincolate dai
condizionamenti sociali e di mentalità proprî di quel tempo, uomini molto
diversi: alcuni meschini e vittime di un’errata percezione della loro posizione
nella società, altri, in particolare Jean, apprezzabili per la loro coerenza e
per le loro qualità umane. Tutto questo viene narrato con una grande fluidità di
scrittura che contribuisce, insieme all’impianto dell’intrecciarsi delle
vicende, a rendere molto attraente la lettura.
M.G. Marion CORRADI, Le radici del mirto, Noceto (PR), Massimo Soncini Editore, 2026, pp. 373, € 16,00.
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