martedì 25 agosto 2026

RECENSIONE

Leggere il romanzo Il mio amico Mishima di Max Gobbo è stata per me l’occasione per recuperare e rivivere le forti emozioni, sprofondate ormai nel fondo della mia memoria giovanile, provate quando nel lontano 25 novembre del 1970 si diffuse la notizia del Seppuko, ovvero “suicidio rituale” dello scrittore giapponese Yukio Mishima, compiuto pubblicamente, di fronte alle telecamere televisive, con studiata spettacolarità. In Italia non era facile comprendere a fondo la valenza e il significato politico e culturale di quel gesto estremo. Anche se noi vivevamo ancora l’onda lunga delle proteste e delle manifestazioni studentesche del Sessantotto che portarono poi all’ “autunno caldo”, non era certo agevole comprendere la ben diversa e più complessa situazione del Giappone, dove, dopo la sconfitta della Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione statunitense, il paese ufficiale rinnega il suo passato storico, tanto che l’imperatore smentisce la propria origine divina, mentre si diffonde una rieducazione laica, egualitaria e democratica, in linea con il mondo occidentale, che vuole abbandonare l’eroismo, il senso dell’onore e del dovere, incarnato dai kamikaze, votati al sacrificio per il loro paese. Contro questa forzata modernizzazione si pongono la figura e l’opera letteraria di Mishima che il 5 ottobre 1968 fonda Tatenokai, la “Società degli Scudi”, una piccola milizia privata finalizzata a ridare vita agli antichi valori tradizionali del Giappone per farlo tornare al suo splendore, ormai tramontato. Ma in campo ci sono anche i componenti del movimento di sinistra Zenkyoto che non accetta le posizioni di Mishima e si batte contro il dominio statunitense sul paese. Sulla macrostoria di questo complessa contrapposizione di idee, in cui si scontrano tradizione, americanizzazione, filo-comunismo, nonché contrarietà allo stalinismo russo, si snoda la microstoria di Kazuo, un giovane studente, brillante e ribelle, con vive aspirazioni letterarie, affascinato dal pensiero di Mishima, tanto da chiedere di entrare nella sua “Società degli scudi”. Purtroppo la sua richiesta non viene accolta, a causa della sua troppo giovane età. Amareggiato per questo rifiuto, ma anche per la contrapposizione con il suo professore, strenuo oppositore di Mishima, e preoccupato per i soprusi e le angherie, nei confronti suoi e del suo amico Goro, di altri giovani della sua scuola, aderenti al gruppuscolo studentesco di Kobatashi, dal nome dello studente anziano che li capeggiava, e che si ispirano al movimento studentesco Zenkyoto, di idee radicali e antigovernative, ma contrario al mondo americano e a quello russo. Ma Kazuo, trovandosi a disagio anche in casa, in quanto orfano adottato da degli zii che non comprendono i suoi ideali e le sue aspirazioni, prende una difficile decisione, quella di lasciare quella casa e di avventurarsi in un lungo e impegnativo viaggio da Sapporo a Tokio per incontrare il suo idolo Mishima, per chiedergli qualcosa, pur non sapendo bene cosa... nella prospettiva della ricerca della propria identità. A questo punto la narrazione assume i caratteri di romanzo d’avventure e di romanzo di formazione, in quanto il giovane Kazuo viene in contatto con ambienti e personaggi del variegato mondo giapponese che, nel bene e nel male, rappresentano la realtà del paese in quel momento difficile di contrasti e contrapposizioni, ma soprattutto viene a trovarsi in situazioni difficili e anche pericolose, da cui riesce ad uscirne per la sua abilità e astuzia, talvolta anche per un inaspettato colpo di fortuna. Tutto questo crea un’attraente e coinvolgente esperienza per il lettore, grazie all’abilità dello scrittore che ricostruisce lo sfondo con precisione storica e politica su cui fa scorrere le individuali dinamiche avventurose del protagonista con verisimiglianza, organizzando la narrazione degli episodi all’insegna della suspense, in una tensione narrativa sempre in crescendo verso un susseguirsi di spannung in ognuna della quali il nostro protagonista sembra definitivamente spacciato… Ogni volta fortunosamente riprende la sua strada con espedienti in cui il realismo si intreccia con dinamiche avventurose e d'azione. A questo si aggiungono efficaci penetrazioni psicologiche del protagonista e di altri personaggi e approfondite indagini emotive e sentimentali nei loro animi. Tutte le vicende avvengono in un crescendo di difficoltà, ma anche di crescita umana e di consapevolezza culturale per Kazuo che hanno il loro culmine quando il ragazzo assiste ad una manifestazione del Zenkyoto, entra in rapporto con i capi, a cui riesce con enfasi e sicurezza a manifestare tutta la sua contrarietà alle loro idee, per vederli poi fallire miseramente di fronte a uno scontro con la polizia. A questo punto non gli resta che trovare ancora una volta un espediente per raggiungere Tokio, nella speranza di poter incontrare il suo idolo Mishima. A Tokio arriva, ma lasciamo ai lettori il desiderio e la curiosità di sapere come si conclude la vicenda di questo giovane idealista e ardimentoso, alla fine di un romanzo avvincente e interessante che porta il lettore a conoscere un mondo diverso dal nostro in un momento difficile della sua storia. Rosa Elisa Giangoia Max GOBBO, Il mio amico Mishima, postfazione di Andrea Scarabelli, Alatri (FR), Idrovolante Edizioni, 2025, pp. 245, € 17,00.