IL GATTO CERTOSINO è un'Associazione Culturale attiva a Genova dal 2009 che si occupa prevalentemente di letteratura e che ha come obiettivo la promozione della lettura. Il nome è un omaggio ai tanti gatti certosini che nel corso dei secoli hanno tenuto libere dai topi le biblioteche dei monaci certosini e di tanti altri amanti dei libri e della lettura, impedendo che molti codici, documenti e libri andassero persi. Blog precedente: https://ilgattocertosino.wordpress.com
lunedì 7 settembre 2026
RECENSIONE
La recente silloge poetica LE STAGIONI. La poesia a scuola del poeta romagnolo
Franco Casadei è un ottimo esempio di come la scuola, fin dagli anni delle
elementari, per proseguire poi alle medie, possa impegnarsi per mettere
attivamente in contatto i bambini e i ragazzi con la poesia, aiutandoli a
comprendere le peculiari caratteristiche e le interne dinamiche espressive dei
testi per renderli capaci di gratificanti esperienze di personale creatività.
Infatti questa raccolta di poesie di Franco Casadei è nata dagli incontri
svoltisi in diversi laboratori di poesia in classi degli ultimi anni delle
elementari e di quelli delle medie dell’Istituto scolastico della Fondazione del
Sacro Cuore di Cesena. Tra i tanti temi dell’ampia e pregevole produzione
poetica di Franco Casadei, che si sfaccetta in sei raccolte di poesia, le
insegnanti hanno voluto scegliere il tema delle stagioni, ritenendolo
particolarmente stimolante per gli allievi che potevano sentirsi coinvolti con
componimenti poetici, brevi ed efficaci, in cui l’autore descrive i momenti
caratteristici delle varie stagioni, creando sovente occasioni di riflessione su
universali momenti esistenziali della natura per cogliere il mistero sottostante
all’apparenza. Sono stati così proposti agli alunni componimenti poetici
ispirati all’autore da aspetti tipici delle diverse stagioni: la rinascita della
natura a primavera con l’esplosione dei fiori; il maturare dei frutti in estate,
con l’insidia dei temporali; i colori dell’autunno con le foglie che volteggiano
nel vento; la neve e le brine invernali, quando tutto sembra morto. La lettura
dei testi è stata arricchita accostando alla poesia la musica e la pittura con
l’ascolto delle Quattro stagioni di Vivaldi e la proiezione di opere pittoriche
sugli stessi temi. Tutto questo per comunicare come la nostra esistenza terrena
sia contraddistinta dal dono della vita della natura che si risveglia,
germoglia, matura e muore nella certezza profetica per l’uomo del suo rinascere
a primavera. Particolarmente significative in questa prima sezione, alcune
conclusioni delle poesie, improntate alla sicurezza della ripresa primaverile e
alla fiducia nella vita: “Bisogna soltanto stare in attesa” (Primavera che
bussa, p. 16); “La primavera è piombata sui colli / nei giardini e lungo le
valli / e sul nostro desiderio di vita” (Un’aria diversa, p. 17); “Finito il
letargo, la vita / una promessa mantenuta” (Dopo il letargo dell’inverno, p.
18); “La campagna / pigramente si abbandona / alla luce gravida d’attesa” (Luce
d’estate, p. 21); “Ancorché deboli e fragili / ci sentiamo attesi” (Lungo i
sentieri delle Dolomiti, p. 26); “Niente rinasce / se non si muore” (Se non si
muore, p. 33); “…sementi / che obbediranno ai ritmi saggi / del letargo e del
risveglio, / nell’attesa di chi tesserà l’ordito / dietro l’occulta soglia”
(Tempo di semina, p. 38): “…il chicco seminato, //…crisalide avvolta nel mistero
/ nell’attesa paziente / del chiarore lustrale dell’alba” (Il chicco, p. 39);
“ma questa morte apparente / farà in modo che la terra riposi / e di nuovo, a
marzo, risorga” (Dopo l’afa dell’estate, p. 42); “ma i nidi lo sanno che non si
parte / se non per ritornare” (Nidi a gennaio, p. 48): “ancora un poco, /
esploderanno i prati” (L’ultima sciata, p. 49). Sono sensazioni ed emozioni che
sovente tutti abbiamo provato, ma che solo chi ha un animo e un’ispirazione
poetica, corroborata da maturità umana ed esperienza culturale, può riuscire ad
esprimerle in modo personale, con originale efficacia e capacità di comunicare e
coinvolgere, con semplicità e chiarezza espressiva, in un linguaggio limpido e
trasparente, percorso da sottili sonorità. Indubbiamente un tipo di poesia,
quella di Franco Casadei, molto adatta e valida per iniziare a questa importante
esperienza i più giovani, per la sua essenzialità e forza espressiva,
all’insegna di una quotidianità sempre sostenuta da sottese riflessioni
esistenziali. Caratteristiche che perdurano anche nella seconda sezione, in cui
il poeta descrive manifestazioni meteorologiche tipiche di stagioni diverse,
quali le nebbie, l’afa, i temporali, il vento, ma anche momenti più particolari
e rari, quali L’arcobaleno che il poeta definisce “luminosa falce fra le nubi, /
il segno che la vita / lentamente ricomincia, / un abbraccio / che ci raccoglie
nella pace (p. 58) e il vento che Fa danzare le lucciole sul grano (p. 59) che
dimostrano la personale sensibilità del poeta capace di osservare con acutezza
il mondo della natura per cogliere consonanze e correlazioni. E ancora, nella
terza parte (La danza delle ore), vengono colte con sottile e attenta percezione
le diverse ore della giornata, dall’aurora all’alba, al tramonto e al buio della
notte. Anche qui con notazioni originali e profonde, espresse con la forza della
semplicità: “Il mondo è apparso all’alba. / Vale la pena attenderla / come fosse
la prima. Ogni volta” (L’alba, p. 65) e “al risveglio / la faccia dei bambini /
sa sempre d’aurora” (Si fa sera… e poi mattina, p. 70). Infine il poeta trova
elementi di più diretta e personale comunanza con i ragazzi proponendo, nella
sezione Terre contadine e case abbandonate, immagini di Terre contadine della
Romagna dove echeggia “La memoria di tante voci, un canto di elegia / nel
silenzio delle campagne abbandonate (p. 73) e si incontrano case abbandonate:
“Scalcinate , le case contadine dei tempi andati / senz’acqua corrente e senza
luce” dove “… fra sterpi e rovi spuntano ancora / i germogli delle rose di nonne
e mamme” che “che hanno regalato odore ai giorni di fatica / e qualche momento
di conforto per fare sera” (p. 75). Certamente intenso sarà stato il
coinvolgimento emotivo nelle classi alla lettura dell’ultima lirica della
silloge La mai chiusa ferita (p. 76) in cui il poeta rievoca, con mai sopita
emozione e mai cancellato dolore, la morte dei suoi fratelli Bruno e Rosalba, di
undici e dodici anni, avvenuta nella sua prima infanzia, annegati in un torrente
nei pressi di Bertinoro, in Romagna. Ci auguriamo che la testimonianza poetica
di questa esperienza didattica possa diventare un incentivo e un modello per
avvicinare i più giovani alla poesia in molte altre scuole.
Franco CASADEI, LE
STAGIONI. La poesia a scuola, Prefazione di Mirella Amadori, Itaca Edizioni,
Castel Bolognese (RA), 2026, pp. 80, € 12,00.
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