Martedì 21 Gennaio al GRUPPO di LETTURA presso la Biblioteca Servitana eravami in 7 e sono stati presentati i seguenti testi:
Stefano Mancuso, L'incredibile viaggio delle piante (Graziella Tognetti);
Camilo Sanchez, La vedova Van Gogh (Laura Monego);
Jules Verne, Parigi del XX secolo (Raffaella Silvestrini);
Francesco Pirani, Con il senno e con la soada. Il cardinale Albornoz e l'Italia del Trecento (Enrico Garani);
F. Gimelli - M. Pedemonte, Trasporto pubblico a Genova fra cronaca e storia (Giorgio Olivari);
Stefania Auci, I leoni di Sicilia (Maria Cristina Ferraro);
Marie Benedict, La diva geniale (Gianna Orengo).
Il prossimo incontro si svolgerà Martedì 18 febbraio alle ore 16.30 sempre alla Biblioteca Servitana in via Baroni a Genova.
IL GATTO CERTOSINO è un'Associazione Culturale attiva a Genova dal 2009 che si occupa prevalentemente di letteratura e che ha come obiettivo la promozione della lettura. Il nome è un omaggio ai tanti gatti certosini che nel corso dei secoli hanno tenuto libere dai topi le biblioteche dei monaci certosini e di tanti altri amanti dei libri e della lettura, impedendo che molti codici, documenti e libri andassero persi. Blog precedente: https://ilgattocertosino.wordpress.com
sabato 11 gennaio 2020
PROGRAMMA del mese di GENNAIO
MERCOLEDÌ 8 GENNAIO ore 16.30
BIBLIOTECA SERVITANA
Via Baroni s.n.
GRUPPO ANTICA FOCE
MARTEDÌ 21 GENNAIO ore 16.30
BIBLIOTECA SERVITANA
Via Baroni s.n.
GRUPPO di LETTURA
GIOVEDÌ 30 GENNAIO ore 16,00
AUDITORIUM BANCA CARIGE – Via Chiossone, 3
– GENOVA
GENOVA DI TUTTA LA VITA
Rosa Elisa Giangoia ricorda
GIORGIO CAPRONI
a 30 anni dalla morte
Testimonianze di SILVANA e
ATTILIO MAURO, figli del Poeta
Letture di PierFranco Aliberti
(In collaborazione con IL CORIMBO – Associazione Amici
della Poesia)
sabato 28 dicembre 2019
RICORDO di GUIDO ZAVANONE
Ad un mese dalla scomparsa (29 novembre 2019) vogliamo ricordare con affetto e rimpianto il nostro socio, insigne poeta, GUIDO ZAVANONE.
Lungo
è stato il percorso poetico di Guido Zavanone dall’esordio con La terra
spenta (1962) fino
a Foto ricordo a cui si è dedicato con tanto impegno nell’ultimo periodo
e appena pubblicato. Nato ad Asti nel 1927, ma formatosi con gli studi liceali
ed universitari a Genova, dove è vissuto, esercitando la professione di
magistrato fino alla nomina a Procuratore Generale presso la Corte d’Appello della
città. Ha
collaborato a varie riviste fin dagli anni ’60 (“Diogene”, “Letteratura”, “Il
caffè”, “Il ponte”), è stato successivamente redattore di “Resine”, “NuovoContrappunto”,
“Satura” e “Xenia”, ha istituito una Fondazione con il nome suo e della moglie
Giovanna Giordano per la promozione della poesia contemporanea, soprattutto in
Liguria, con Vittorio Coletti, Rosa Elisa Giangoia e Stefano Verdino.
La
poesia è sempre stata la sua forma d’espressione privilegiata a cui si è
dedicato con impegno e passione nella ricerca di una voce sempre più pregnante
ed efficace per esprimere la sua sofferta riflessione sull’esistenza umana. Dopo la prima silloge, la sua produzione si è
sviluppata in una numerosa serie di pubblicazioni: Arteria (1983), La
vita affievolita (1986), Il viaggio (1991), Qualcosa (1994), Se
restaurare la casa degli avi (1994), Care sembianze (1998), L'albero
della conoscenza (2004), Il viaggio stellare (2009), Tempo nuovo
(2013). Molta parte di queste sillogi è poi confluita nell’ampia autoantologia Lo
sciame delle parole (Interlinea, 2015), ma l’ispirazione poetica di
Zavanone non si è spenta, anzi la sua riflessione si è fatta più intensa e profonda
nella consapevolezza del declino che l’ha portato a raccogliere presso l’editore San Marco dei
Giustiniani i suoi due precedenti poemi sul “viaggio” in Percorsi della poesia (2017) e a comporre le nuove sillogi L’essere
e l’ombra (2018) e Foto ricordo (2019). A tutta questa produzione creativa vanno aggiunte alcune
significative traduzioni dal francese, in particolare da Supervielle e dai
poeti legati alla rivista “Autre Sud”, e il romanzo di amara e ironica
riflessione sulle debolezze umane La
Volpona, scritto negli anni ’60 e
ampiamente rielaborato per la recente pubblicazione (Manni, 2019), a cui
dovrebbe far seguito quella postuma in volume anche del romanzo Le salmonelle a Rado, già apparso a capitoli sulle riviste
“Satura” e “Xenia”.
La poesia di Guido Zavanone,
fin dagli inizi, è stata apprezzata da autori significativi (Camillo Sbarbaro,
Andrea Zanzotto, Angelo Barile, Vico Faggi e Giuseppe Conte) e ha ricevuto
importanti premi letterari, tra cui i più recenti sono stati il Cesare Pavese
nel 2013 e il Firenze nel 2017. Di lui si sono occupati critici di rilievo come
Giorgio Bárberi Squarotti, Nerio Bonifazi, Elio Gioanola, Angelo Marchese,
Angelo Mundula, Giovanni Tesio, Stefano Verdino, Vittorio Coletti, Giorgio
Ficara e altri.
Poesie di Guido Zavanone sono state tradotte
in francese, rumeno, sloveno e maltese.
La sua è stata riconosciuta
come una valida voce poetica anche per la capacità di padroneggiare con
efficacia espressiva misure testuali diverse, dall’epigramma e dalla poesia
breve, talvolta con movenze da haiku, alle
poesie di più ampio respiro, fino alla misura del poema ne Il viaggio e nel Viaggio stellare. A questo
si aggiunge l’originalità di sentimento e di espressione, soprattutto per le
metafore di forte icasticità e per il tessuto poetico caratterizzato da una
calibratura funzionale e significativa tra musicalità e dissonanze.
La lirica di Zavanone si snoda lungo una linea costante, caratterizzata
dalla fedeltà alla domanda di senso sull’esistenza umana e vive dell’equilibrato
rapporto tra riflessione e descrizione, in quanto il narrare, sovente utilizzato,
non è mai fine a se stesso, ma assume sempre finalità emblematiche tra il
simbolo e l’allegoria. A predominare nell’ispirazione poetica è una revisione
critica da parte della coscienza morale indirizzata dalla ragione capace di
cogliere con profetica anticipazione gli abbrutimenti della nostra società fin
dal primo apparire. L’interrogarsi sul senso dell’umana esistenza e la ricerca
di Dio, non raggiungendo soddisfacenti risposte e mete, si fanno sovente amara
constatazione con venature ironiche che alleggeriscono l’impegno del riflettere
e orientano verso un atteggiamento di accettazione che s’infittisce di spessore
spirituale e di movenze stoiche con il passare degli anni e con la
consapevolezza del declino fisico e dell’avvicinarsi della fine. Questa diventa
la riflessione dominante e intensamente sofferta dell’ultima raccolta poetica (Foto ricordo) che si conclude, però, con un invito alla speranza, riconosciuta come
unica salvezza («Speranza è la cosa più giusta»).
venerdì 27 dicembre 2019
RECENSIONE
DIALOGO
CON IL MONVISO
Rosa Elisa Giangoia
A
dominare questa nuova silloge poetica di Beppe Mariano è, come indica già il
titolo, il Monviso, la grande montagna incombente nel paesaggio dove il poeta
vive. È un monte maestoso, affascinante e incombente, ricco di memorie storiche
e di suggestioni leggendarie. Ma è anche il simbolo dell’ascendere, un invito
attraente a raggiungere una vetta che sembra toccare il cielo. Questo fascino
viene compiutamente espresso nella poesia Salire in cui il legame tra il
monte e il cielo è rivelato dal «volo ondoso / delle ballerine bianche che
l’àugure / monvisano sa ancora interpretare»: il cielo e la terra entrano in
dialogo per chi è erede e custode della sapienza antica. L’attrazione del
salire è forte: «Bisogna salirvi / fino a che lo sguardo non giunga / a un mareggiare
di cime» dice il poeta in L’orizzonte e aggiunge «L’orizzonte, infine,
risulterà più esteso, / reso migliore dalla fatica». Ma, a vanificare la fatica dell’ascesa, è la
realtà: «Salgo sulla cima più alta, l’orizzonte totale. / Ma di lassù scorgo
cime ancora più alte». Anche qui si ripete per il poeta l’interrogativo nodale
di ogni sua riflessione: «Come venire a capo della vita?» (Viaggio ingessato).
Non resta che sperare, o forse illudersi, entrando in dialogo ironico e
dubbiosamente contrastivo con Montale: «Oppure l’anello che non tiene / per un
attimo terrà?» (Il proposito).
Verificata
l’impossibilità di attingere ad una convincente risposta sul senso della nostra
umana esistenza, al poeta non resta che proteggersi in «un carapace di ghiaccio»,
sperando di essere «un giorno / ritrovato: come un antico egizio / bendato e
ancora tutto intero» (Al mio angelo), in una disincantata e ironica
speranza di acquisire in futuro soddisfacenti risposte…
Ma
se il Monviso, magico e misterioso, «metà d’una clessidra la cui parte
superiore è invisibile» (Il Monviso intendilo, lettore), non sa dare le
risposte agli assillanti interrogativi esistenziali del poeta, questo monte, colto
con più realismo nella sua «sottana verde e graduata» (Specista) può
diventare l’interlocutore privilegiato per un dialogo acuto e serrato su tante
questioni che attraversano e contraddistinguono il nostro attuale vivere
quotidiano. Per non parlare da solo, ora
che parlare da soli «è diventato normale» in questo mondo in cui ciascuno «non
ascolta altri che sé» (Fin dalla pubertà), il poeta tiene fisso uno
sguardo sul Monviso, consapevole della sua «parte superiore […] invisibile» e
l’altro sul mondo che lo circonda di cui coglie aspetti e situazioni negative,
ad iniziare dall’incapacità di ascoltare e di dialogare seriamente, mentre la
montagna ha tante voci, tanti linguaggi (Sali
a te stessa). Nel mondo, invece,
ci sono muri, visibili e invisibili, che solo la poesia può combattere
«poetando quasi senza interruzione» (Alzare
muri).
Il poeta ha un occhio particolare che gli permette
di vedere La verità vera, per poter osservare, senza essere visto,
l’«africano» che «Ha issato sul balconetto un padellone TV / ed ora può vedere
il mondo e con meraviglia / a colori il cosmo dove immagina / la sua famiglia
massacrata / trasvolare lungo una flottiglia di stelle» (A colori il cosmo). Amara constatazione della vicenda di un
emigrante che si compiace della sua nuova situazione, a differenza di tanti
altri Emigranti che «vorrebbero anch’essi avere le ali» come i
gabbiani a cui «ne staccano / alcune […]. Ma sono troppo piccole per potersene
servire», per cui «non se ne possono andare», ma devono rimanere sotto lo
sguardo di quei borghesi che «sorridono dal lungomare dorato», mentre «altri
esprimono riprovazione». In questo mondo degli immigrati, fatto di dolore e di
speranza, guardato dal poeta con umana pietà, c’è anche «l’eritrea di efebica
bellezza» a cui, quando «Colpita da un retrovisore / sta per rovinare a terra»
(Sopra) «due ali spiccano» che le consentono di volare «sopra
le macchine stesse». All’indifferenza nei confronti degli immigrati si aggiunge
quella per i molti nel nostro paese colpiti dal recente susseguirsi di eventi
sismici, ma, a questo proposito, l’attenzione del poeta, con venature
virgiliane, va a chi soffre, dimenticato più degli uomini, cioè agli animali,
come Le pecore che «Hanno di lana dovuto alimentarsi, /
strappandola coi denti una all’altra, / pur di non sbranarsi». E il dolore
accomuna tante altre persone, come le donne violentate e stuprate, ma
«Straziate / ancor più da compagni narcisi, che pretendono invece che amore
servigi, / secondo l’usa-e-getta del tempo» (Rosetta). Accanto a loro, gli uomini disperati per la perdita
del lavoro (Calurafa), tanto che a dominare sembra essere sempre più
l’ingiustizia sociale (Scenari) che crea la violenza e rende insicura la nostra
incolumità (Lo
spandicicche). Ironica e
fantasiosa la descrizione di una delle più diffuse acquisizioni dell’ingegneria
bio-medica, La risonanza magnetica in cui la sensazione di
essere «riposto in un loculo» si trasforma in quella di diventare «un
proiettile spaziale», capace di sorvolare il Monviso da dove il poeta vede il
suo «alter ego» «arrampicare sulla pietraia»: è un’esperienza surreale tra
perdita e recupero della propria corporeità, ma soprattutto un’osservazione
ironica e disincantata di una pratica diagnostica diventata ormai consuetudine nella
quotidianità…
Ci
rendiamo così conto che il poeta Mariano guarda veramente il mondo da quella
metà invisibile dell’ipotetica clessidra del Monviso («il suo rovescio» del
titolo) da cui molte cose della terra rivelano tutta la loro problematicità, ma
anche la loro inadeguatezza e incongruenza, fino a sfiorare l’assurdo…
A
dominare è pur sempre l’incomprensibile, perché l’unica verità a cui si può
approdare è un ossimoro: «la favola / d’un infinito circoscritto», indagata
dagli scienziati i quali, però, non sono ancora arrivati oltre quel «residuo
palatale» della «voce di Dio / quando ha creato l’universo» «che gli
astrofisici chiamano / onda gravitazionale» (La voce di Dio).
Tutto
questo ci dice Beppe Mariano in questo suo ultimo libro in un linguaggio
poetico fatto di impuntature dissonanti e di efficaci creazioni linguistiche, da
«lucciolando» a «s’ammoscano» a «spandicicche» a «spetalato», di recuperi
dialettali («Ala mala cirimela»), di neologismi, come «specista» e «trumpismo»,
di forzature lessicali, come «tremota», «infosca», «inquinatori», «strabicare»,
«svinazza». Un poeta che sa abilmente piegare il lessico alle sue necessità di
efficacia espressiva, con pregnanza e rispondenza, è un autore che conferma la validità
contenutistica e formale della sua poesia.
BEPPE
MARIANO, Il Monviso e il suo rovescio, Milano, Mursia 2019, pp. 75, €
15,00.
![]() |
| Il Monviso e la Sacra di San Michele |
GRUPPO DI LETTURA
MARTEDI' 17 DICEMBRE al GRUPPO di LETTURA presso la BIBLIOTECA SERVITANA eravamo in 7 e sono stati presentati i seguenti kibri:
EZIO STARNINI, Genova dentro (Raffaella Silvestrini);
ROBERTO BERETTA, Il piccolo ecclesialese illustrato (Enrico Garano);
VINCENZO PETRONI, L'Italia dei padri Giorgio Olivari);
GIANRICO CAROFIGLIO, Non esiste saggezza (Iolanda Bianchi);
EUGENIO CORTI, Il cavallo rosso (Gianna Orengo);
SONIA MORGANTI, Il magnifico perdente (Rosa Elisa Giangoia).
Il prossimo incontro si terrà sempre presso la BIBLIOTECA SERVITANA di via Baroni a Genova martedì 21 gennaio 2020 alle ore 16.30.
PROGRAMMA DI DICEMBRE
MERCOLEDÌ 4 DICEMBRE ore 16.30
Biblioteca Servitana – via Baroni – Genova
Gruppo ANTICA FOCE
GIOVEDÌ 12 DICEMBRE ore 18.30
MBA – Museo dell’Attore –
Via del Seminario, 10 - Genova
Nell’ambito della Tavola rotonda
ALL’OMBRA DELLE QUINTE.
ESPERIENZE FEMMINILI NELLA CREAZIONE E DIREZIONE
TEATRALE
IN LIGURIA
Intervento di Rosa Elisa
Giangoia
MARGHERITA FAUSTINI: SCRITTI PER IL TEATRO
(locandina sul retro)
MARTEDÌ 17 DICEMBRE ore 16.30
Biblioteca Servitana –
via Baroni – Genova
GRUPPO di LETTURA
Con scambio degli auguri natalizi
mercoledì 20 novembre 2019
GRUPPO di LETTURA
Martedì 19 Novembre al GRUPPO di LETTURA presso la Biblioteca Servitana eravamo in 8 e sono stati presentati i seguenti testi:
Anna Lajolo - Guido Lombardi, L'isola in capo al mondo (Giorgio Olivari);
Carta delle Bambine (Vivi Marchese);
Anselm Grum, Lottare e Amare (Elsa Urbani);
Giovanni Braida, Shekhinah (Rosa Elisa Giangoia);
Tara Westover, L'educazione (Maria Cristina Ferraro).
Il prossimo incontro si terrà Martedì 17 Dicembre, sempre alle ore 16.30 presso la BIBLIOTECA SERVITANA
via Baroni
16129 Genova.
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